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Gezi, l’AKP e la natura delle proteste a Istanbul

Negli ultimi sei mesi ho avuto la fortuna di vivere, studiare e lavorare in Turchia. Vivere a Istanbul è un’esperienza che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita e mi ritengo fortunato nell’ aver scelto di vivere nel lato asiatico, nella vivace e bella Kadıköy, dove c’è anche uno dei migliori ristoranti della città, Ciya (e per me che ho lavorato in passato come cuoco queste cose hanno sempre un peso notevole). Già conoscevo questo paese ma chiaramente viverci aiuta a capire meglio alcune dinamiche, anche se devo dire che le idee di fondo che mi ero fatto non le ho cambiate tanto (anche se uno non vive normalmente in un posto, leggere buoni libri sulla storia, cultura e politica di quel paese aiuta in genere).

Ad ogni modo, le proteste delle ultime due settimane hanno riattizzato ferocemente l’attenzione dei media globali su un paese di cui si parla tanto ma di cui si capisce sempre troppo poco. Su Limes Online ho provato, ad inizio settimana, a raccontare la mia percezione analitica di quello che è successo. Essa è tendenzialmente diversa da molte idee apparse in giro, in particolare sulla stampa italiana dove si è fatta passare l’idea che questo fosse un paese sull’orlo della rivoluzione (non vi dico le telefonate allarmate dalla famiglia). Come ha detto bene una mia amica americana che vive in Italia: “puoi dirmi cosa ne pensi? i media americani ne parlano poco ma qui sembra che la Turchia stia per implodere”. No, la Turchia non sta per implodere. Ha solo qualche difficoltà – che è strutturale, cioè di lungo periodo- nel gestire, veicolare e assorbire il dissenso.  Ma direi che i sensazionalismi e le letture “orientaliste” (e ve lo dice uno che non è un grandissimo fan di Said) basate su uno scontro titanico islamisti vs secolaristi nuociono alla comprensione: di questo paese in genere e dei fatti di Gezi nello specifico.

Per l’articolo completo su Limes, clicca qui

The “new europeans”?

The title does not refer to an old ’80s song (actually, a very good song) by Ultravox but concerns the latest developments of the EU enlargement. Yesterday, the commission released its opinions on enlargement and candidate countries. The state of this complicated “endless love affair” (for candidate countries) can be summarized as follows:

  • Croatia: 2013 is the magic number.
  • Montenegro: wow, get in! Good boy, homework well done last year. Let’s start with justice however, the easiest thing first, we (the EU) like to keep things simple.
  • FYROM/Macedonia: Get ready for our date but with no date darling, my Greek wife is jealous, she cannot listen to your name.
  • Iceland: We are warm, you are cold. How does it work?
  • Serbia: Yes, maybe. But you know: no Kosovo, yes party.
  • Albania: Maybe. Perhaps. Possibly. But.
  • Bosnia-Herzegovina: what?
  • Kosovo: again, what?
  • Turkey: no, thank you. But we (the EU, again) cannot (and do not want to) say that openly. Please, turn more Middle Eastern so we (the EU, again and again) can blame you. Adieu!

More on that: EU Official Press ReleaseReuters, WSJ 1, WSJ 2, RFE, Bloomberg 1, Bloomberg 2, Novinite, The Economist, BBC, EU Observer, Radio Srbija, Hurryet.

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